Il Bene Comune segna il ritorno di Rocco Papaleo dietro la macchina da presa, impegnato nel doppio ruolo di regista e protagonista nei panni di Biagio, una guida escursionistica. Con questa pellicola, Papaleo raggiunge il traguardo dei cinque film da regista, confermando una cifra stilistica che mescola la commedia leggera a profondi spunti di riflessione.

La trama segue Biagio mentre accompagna un gruppo eterogeneo in una gita verso una vetta dove domina un secolare Pino Ioricato. Il gruppo è composto da quattro detenute prossime alla fine della pena e da un’attrice che le segue in un percorso di recitazione sensoriale. L’albero, capace di resistere a intemperie e guerre rigenerandosi continuamente, diventa l’elemento metaforico centrale del film: un simbolo di resistenza e riscatto che Biagio offre a queste donne come stimolo per cambiare vita.

Dal punto di vista tecnico, Papaleo sceglie di scardinare la narrazione lineare tipica del cinema tradizionale. Il film si avvale di espedienti teatrali e musicali:

  • Rottura della quarta parete: Il personaggio di Biagio si rivolge direttamente al pubblico per creare un coinvolgimento più profondo.
  • Uso dei primi piani: La macchina da presa insiste sui volti per poi allargarsi, invitando lo spettatore a guardare oltre le apparenze e i passati difficili dei protagonisti.
  • Teatro-canzone: Il racconto del passato delle donne è affidato a inserti musicali e recitati che richiamano il teatro-canzone, creando momenti quasi mistici grazie a un montaggio ritmato.

Il cast vanta volti noti del cinema italiano, tra cui Vanessa Scalera, Claudia Pandolfi e Teresa Saponangelo, affiancati dalla cantautrice Livia Ferri, Rosanna Sparapano e da Andrea Fuorto nel ruolo del giovane Luciano.

Il film è una celebrazione visiva della terra lucana e del Parco del Pollino, al confine con la Calabria. Attraverso la valorizzazione di paesaggi mozzafiato spesso trascurati dal turismo di massa, Papaleo trasforma il cammino naturalistico in un’esperienza estetica e spirituale che invoglia lo spettatore al viaggio e alla scoperta del territorio.  

Infine, una nota suggestiva sui costumi: gli abiti bianchi indossati dalle attrici provengono da un atelier di Enna. Il negozio siciliano Di Bella ha infatti donato alcuni abiti da sposa vintage alla costumista del film, Sara Fanelli, che li ha rivisitati appositamente per le quattro attrici, contribuendo a quell’aura quasi sospesa che caratterizza il loro percorso di rinascita.

Regia Rocco Papaleo

Con Rocco Papaleo (Biagio); Vanessa Scalera (Raffaella); Claudia Pandolfi (Samanta); Teresa Saponangelo (Gudrun); Rosanna Sparapano (Anny); Livia Ferri (Fiammetta); Andrea Fuorto (Luciano).

Italia 2026 – 103 minuti

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